“Cultura e Spettacolo dal Vivo sono beni primari dell’Italia”

“Cultura e Spettacolo dal Vivo sono beni primari dell’Italia”

Questa frase l’abbiamo letta spesso in questi giorni, pronunciata anche da responsabili istituzionali come il ministro Franceschini.
Eppure, non sembra proprio che sia così.  

Per la maggior parte delle attività produttive sono stati previsti protocolli e percorsi di uscita dall’emergenza; per le attività culturali, spettacolo dal vivo, scuole d’arte, teatri e auditorium invece poche parole concrete.
Operatori culturali, artisti e tecnici sono tra le categorie più colpite da questa crisi perché da sempre ai margini del sistema, precari a tal punto da non rientrare, in molti casi, nemmeno nei sostegni economici stabiliti dai recenti provvedimenti governativi.
L’emergenza questo settore la vive da sempre, ma stavolta rischia di essere spazzato via.

Eppure, la cultura proprio in questa situazione non solo non deve essere solo “parte di un problema”, ma può essere invece parte della soluzione Così come il flashmob sonoro del 13 marzo, all’inizio della ‘quarantena’, seppe confortare e incoraggiare milioni di persone frastornate e spaventate, innescando percorsi di resilienza virtuosa, così oggi, nel momento della ripartenza, l’iniziativa culturale e il gesto artistico possono infondere speranza e contribuire a ricostruire un immaginario positivo in una società ferita moralmente ancora prima che economicamente e socialmente. 

Per questo chiediamo a tutti di avere coraggio: alle Istituzioni il coraggio di provvedimenti senza precedenti  a sostegno della cultura e dello spettacolo dal vivo, che vada oltre l’emergenza; agli operatori, agli artisti, e quindi anche a noi stessi, il coraggio di pensare forme diverse e innovative di proposta artistica; ai fruitori, a tutti voi, il coraggio di tornare ad assistere a uno spettacolo, a frequentare i luoghi della cultura, a sostenerli.

Il mondo degli operatori culturali non è mai stato fermo, in questi mesi, e la condivisione di idee e soluzioni stanno arricchendo come forse mai il dibattito.
Un tema forte è quello degli spazi: c’è urgenza di conoscere come poter gestire i nostri spazi, ma anche come poter rioccupare gli spazi pubblici
Per isolare il virus e liberare i corpi oggi sappiamo che può essere praticabile la gestione di incontri in luoghi aperti. Allora iniziamo ad aprire le piazze, rendiamo possibile l’occupazione di queste per fini culturali (lezioni, laboratori, concerti, incontri). Provino le istituzioni a favorire questo percorso rimuovendo qualcuno dei tanti ostacoli imposti dai vari regolamenti. Ad esempio rendano i luoghi all’aperto occupabili dietro una semplice comunicazione di nulla osta, senza balzelli di occupazione suolo, o Siae, forniscano la possibilità di allaccio elettrico gratuito per iniziative culturali di piazza, ecc.

Insomma la cultura non può chiudersi. 

Capiamo, veramente, insieme, come tornare a renderla pubblica  e fruibile per tutti.

Associazione Culturale Controchiave

 

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